L’organizzazione Mondiale della Sanità
(OMS) ha definito l’OBESITA’ come
una “condizione
cronica caratterizzata da un eccessivo peso corporeo per accumulo
di tessuto adiposo tale da influire negativamente sullo stato
di salute”.
Si calcola che più di 1 miliardo di persone al mondo ne siano affette
e che la prevalenza sia in aumento in tutte le fasce di età tanto
da giustificare il termine “epidemia”.
In epoche preistoriche l’aumento e l’eccesso di tessuto adiposo rappresentava
un fattore protettivo nei
confronti di carestie in quanto considerato “riserva di energia”.
Ai giorni nostri quel fattore protettivo che favoriva una migliore
sopravvivenza, rappresenta invece un fattore
di rischio che predispone
a malattie cardiovascolari, metaboliche,
osteoarticolari, respiratorie e alcuni tipi di tumori.
L’aumento
esponenziale dell’obesità è causato dal cambiamento delle abitudini
alimentari e uso di alcolici (nutritional transition) legato alla
progressiva urbanizzazione e dalla riduzione dell’attività fisica,
oltre che da fattori genetici.

Come ha osservato il World Watch Institute
nella Cina Popolare di 20 anni fa l’obesità era una cosa rara, oggi
con l’incremento della motorizzazione, l’uso della televisione e
dei computer che hanno causato una riduzione dell’attività fisica
e l’assunzione di cibi grassi a basso costo, si sta verificando una
progressiva diffusione dell’obesità.
Nella popolazione
di Shangai che negli anni ’80 era impossibile trovare persone
in sovrappeso, oggi, per gli stessi motivi, l’incidenza è del
30%.
In Italia sono
circa 16.000.000 gli adulti in sovrappeso e, secondo un indagine
ISTAT con prevalenza al Sud in particolare in Campania.
Questa è una realtà
preoccupante perché va di pari passo con l’aumento di malattie
cardiovascolari, diabete, sindrome metabolica che peggiorano
sicuramente la qualità di vita, riducendo l’aspettativa di vita
e aumentando terribilmente la spesa sanitaria.
L’obiettivo principale del trattamento dell’obesità in termini
di “educazione nutrizionale” è quello di ridurre gli
eventi morbosi ad essa associati.

L’obesità è causata dall’interazione
di molti fattori genetici, ambientali e socio-culturali che concorrono
a mantenere un bilancio energetico positivo.
Le cause genetiche possono essere monogeniche dove è presente
un difetto genetico che provoca la mancanza di sostanze deputate
alla regolazione del bilancio energetico e dell’assunzione di cibo.
Il primo caso descritto nel 1997 è stato il difetto congenito di Leptina per
mutazione del gene OB. La Leptina agisce come segnale di sazietà
agendo su recettori ipotalamici. La mancanza o l’inattività di
questo ormone porta alla mancanza del senso di sazietà con conseguente
assunzione incontrollata di cibo. Solo in un numero ristretto di
casi l’obesità è puramente monogenica come la leptino-deficienza.
Per lo più si parla di obesità poligeniche dove
non esiste un vero danno genetico ma si verifica un assetto adattativo
inadeguato nei confronti delle mutate condizioni ambientali che
caratterizzano le società opulente. Pertanto l’individuo sensibile
diventerà obeso solo in un ambiente permissivo cioè socio-culturalmente
indifferente alle conseguenze negative, per non dire nefaste, che
ha l’obesità sulla salute delle persone.
Cause
Endocrinologiche: problemi
ormonali di tipo endocrinologico concorrono per un percentuale
inferiore al 5% nell’insorgenza dell’obesità. Il loro riconoscimento
è molto importante per un approccio terapeutico adeguato. Le principali
patologie endocrinologiche che concorrono all’instaurarsi di obesità
sono:
Sindrome e
malattia di Cushing
Ipotiroidismo
Sindrome
dell’ovaio micropolicistico
Obesità ipotalamica:
sindrome di Babinski-Frölich
sindrome di Prader-Willi
sindrome di Alström
Deficit
di GH
La dott.ssa Claudia Guareschi si occupa anche di nutrizione come
integrazione della sua specialità in Endocrinologia e malattie
del ricambio.
Molti pazienti infatti si presentano
in sovrappeso e vengono quindi studiati dal punto di vista endocrinologico
prima di affrontare qualsiasi programma dietetico. Infatti capita
spesso facendo una valutazione ormonale di diagnosticare un ipotiroidismo.
In questa condizione di carenza di ormoni tiroidei, importanti
per la regolazione del metabolismo energetico, la sola dieta non
porterebbe ai risultati attesi se prima non si inizia il trattamento
sostitutivo con l-tiroxina per compensare l’ipotiroidismo.
Una volta comunque chiarita la situazione
metabolica si prendono in considerazione vari tipi di approccio
dietetico partendo da una analisi psicometrica. E’ fondamentale
che il paziente non si senta “castigato” nel dover introdurre meno
calorie di quante ne vorrebbe.
Quindi va portato avanti un lavoro
di collaborazione finalizzato a educare la persona ad una corretta
alimentazione senza togliere i piaceri della tavola. Il concetto
fondamentale da sapere è che gli alimenti ci devono garantire le
calorie necessarie secondo il nostro fabbisogno energetico per
il corretto funzionamento delle attività vitali del nostro organismo.
Il WHO definisce il fabbisogno energetico come: “livello
di energia e nutrienti introdotti per bilanciare il dispendio energetico
e permettere all'individuo di mantenere la propria dimensione e
composizione corporea, un adeguato livello di attività fisica e
lo stato di salute nel lungo termine; inoltre, consentire la possibilità
di svolgere le attività economicamente necessarie e socialmente
desiderabili”.
Nuove conoscenze hanno evidenziato
la complessità del sistema di regolazione centrale del comportamento
alimentare. È noto da molti decenni che l'ipotalamo ha un ruolo
centrale nella regolazione dell'assunzione di cibo. Esistono due
zone nell’ipotalamo che regolano la fame e la sazietà. Le varie
popolazioni neuronali coinvolte nella modulazione della fame e
della sazietà utilizzano vari neurotrasmettitori:
serotonina, dopamina, adrenalina e altri neuropeptidi.
Le strutture nervose ricevono impulsi
dalla periferia, sotto forma di stimoli nervosi, metabolici ed
endocrini, che informano il sistema nervoso centrale dello stato
nutrizionale dell'organismo. L'insieme delle strutture connesse
con il controllo del comportamento alimentare può essere considerato
un grande sistema per la ricezione ed elaborazione di informazioni
sullo stato nutrizionale, dai quali dipende l’assunzione di cibo.
I sensi coinvolti dal contatto con il cibo - gusto, odore, vista,
caratteristiche tattili e palatabilità - costituiscono le risposte
encefaliche che influiscono sul comportamento alimentare. E' naturale
mangiare cibo piacevole, o smettere di assumere cibo quando diventa
sgradevole; ciò dipende semplicemente dalle stimolazioni gustative,
olfattive, tattili e visive indotte dal cibo stesso.
La terapia nutrizionale proposta dalla
dottoressa Claudia Guareschi viene elaborata dopo una valutazione
ormonale, antropometrica e un colloquio riservato e confidenziale
che permette di capire la condizione psico-sociale del paziente
e le abitudini alimentari. A questo punto viene elaborata una dieta
che tiene conto delle preferenze del paziente e del suo tipo di
vita avvalendosi di un software che dispone di una banca dati di
1500 ingredienti e una banca dati con 4000 ricette "Una
dieta per dimagrire" è una percezione riduttiva
della nutrizione che riporta a una modalità di sacrificio
e a una visione scorretta del cibo, come fonte di elementi dannosi”.
Questa terapia nutrizionale ha una visione diversa: l’obiettivo
è il calo ponderale sicuro, ma all'interno di una scelta consapevole
e benefica di ricette gustose, pratiche e semplici. E' un percorso
che rispetta le tradizioni culinarie, adeguandosi e confrontandosi
con i fenomeni di moda.
E’ possibile scegliere tra vari schemi
nutrizionali:
- Dieta Quick (di facile esecuzione)
- Adeguamento mensa
- Dieta medio-orientale
- Pasto snack
- Dieta iperproteica-ipoglucidica
- Dieta tavola fredda
- Dieta K (metodo Kousmine)
- Dieta Z (a Zona)
- Regime dietetico di prevenzione A.C.S.
- Menù Antiossidante
Inoltre è possibile impostare uno schema alimentare anche per
particolari stati fisiologici come il periodo evolutivo dei ragazzi,
la gravidanza, condizioni di forte impegno mentale e muscolare.
Tra un controllo e l’altro in base
ai risultati ottenuti vengono fatti gli adeguamenti necessari ed
eventualmente richiesti dal paziente per proseguire serenamente
il cammino e ottenere il risultato atteso. Nelle prime fasi, per
ottimizzare la collaborazione con il medico, viene consegnato un
diario nutrizionale sul quale il paziente annota giorno per giorno
eventuali cambiamenti rispetto al programma, le sensazioni fisiche
e psicologiche che servono per inserire eventuali cambiamenti.
Chiaramente accanto alla terapia alimentare non può mancare l’esercizio
fisico.
Questo è un aspetto
fondamentale che spesso però passa in secondo piano. I risultati
del programma alimentare dipendono in gran parte anche dall’attività
fisica. Se, per mancanza di tempo non è possibile fare allenamento
costante con l’aiuto di persone esperte, è indispensabile munirsi
di cyclette e pedalare 45 minuti al giorno in modo continuativo
o camminare a passo svelto sempre 45 minuti, senza fare soste,
tutti i giorni.
Se il paziente prende coscienza dell’importanza
di seguire una corretta alimentazione con adeguata attività fisica
si atterrà senza problemi i consigli nutrizionali gratificato dai
risultati ottenuti e non dovrà mai dire: “sono a dieta” ma: “mi
alimento in modo corretto”
MANGIARE BENE PER VIVERE MEGLIO !!!

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