Il carcinoma tiroideo è la più comune
neoplasia maligna del sistema endocrino.
Pur essendo la patologia nodulare molto frequente solo una piccola
percentuale di noduli sono maligni 5%.
Il carcinoma della tiroide rappresenta l’ 1% di tutte le neosplasie
maligne ed è in aumento negli ultimi anni.
Classificazione:
| |
Frequenza |
Metastatizzazione |
| CARCINOMA PAPILLARE |
65-70% |
linfatica |
CARCINOMA FOLLICOLARE
e
CARCINOMA A CELLULE DI HURTLE |
15% |
ematica |
| POCO DIFFERENZIATI |
|
| INSULARE |
|
| CARCINOMA MIDOLLARE |
10% |
Linfatica/ematica |
| CARCINOMA ANAPLASTICO |
5% |
locale |
| LINFOMA |
1% |
|
| SARCOMA |
| METASTASI |
Le neoplasie tiroidee ben differenziate (papillare e follicolare)
sono i più frequenti e hanno una evoluzione lenta.
DIAGNOSI:
- Accurata anamnesi
- Palpazione del collo
- Ecografia
L'ecografia è una tecnica sicura,
indolore, non invasiva, per ottenere una immagine della tiroide,
senza l'uso di raggi X o l'iniezione di sostanze radioattive.
Si avvale dell’utilizzo di un trasduttore lineare ad alta frequenza
(7,5-13 MHz) che invia e riceve ultrasuoni (suoni ad altissima
frequenza che non possono essere uditi dall'orecchio umano) che
vengono riflessi in misura diversa dalle strutture del corpo;
viene appoggiato sul collo dopo avervi deposto una piccola quantità
di gel conduttore. L'immagine viene catturata ed elaborata da
un computer e visualizzata su un monitor. E’ diventato l’esame
di prima istanza per la valutazione dei noduli tiroidei.
Con
l'ecografia si può:
-
- Definire il numero dei noduli
- Misurare i noduli
solidi a
partire da dimensioni di 3 mm e noduli
cistici a
partire da 2mm.
- Esaminare le caratteristiche:cistico,
solido, misto
- Valutare i rapporti con le altre
strutture del collo.
- Valutare la presenza di linfonodi
sospetti nel collo.
- Seguire un paziente operato di tumore,
per valutare una eventuale recidiva.
- Eseguire l’agoaspirato
ecoguidato.
- Con la tecnica color-doppler
associata all'ecografia si puo' studiare la vascolarizzazione
della tiroide o di un singolo nodulo

Ci sono delle caratteristiche
ecografiche che orientano verso il sospetto di carcinoma:
- ipoecogenicità
- margini mal definiti
- assenza di alone ipoecogeno
periferico
- microcalcificazioni
- ipervascolarizzazione
- differenza fra i diametri
la diagnosi di natura del nodulo. Verso la metà del secolo
scorso alcuni autori scandinavi ottennero la diagnosi attraverso
l’analisi di campioni microscopici di materiale prelevato direttamente
dal nodulo con un ago sottile (FNA: Fine Needle Aspiration).
Visti i risultati la comunità scientifica internazionale accettò
la metodica che venne universalmente applicata diventando uno
strumento diagnostico insostituibile. La diffusione dell’ AGOASPIRATO
venne favorita dalla dimostrazione che lungo il tragitto dell’ago
non si verificano impianti di cellule neoplastiche e che non
vi è alcun rischio di diffusione metastatica. Se eseguito da
mani esperte l’agoaspirato ha una specificità e una sensibilità
nel 95% dei casi.
Cosa può emergere dall’agoaspirato:
| ESITO CITOLOGICO |
%
dei risultati |
Probabilità
di malignità |
| inadeguato |
15 |
10-20 |
| benigno |
70 |
1-2 |
| sospetto |
10 |
10-20 |
| maligno |
5 |
>95 |
I) TERAPIA CHIRURGICA
La terapia del carcinoma >1 cm di
diametro, secondo le linee guida dell’ATA (American Thyroid Association)
è CHIRURGICA di tiroidectomia totale o near total ( rimane un frammento
di tessuto <1 gr) per i seguenti motivi:
- I carcinomi tiroidei sono spesso
multicentrici cioè oltre al nodulo maligno principale ci possono
essere altre localizzazioni molto piccole in altre zone della
ghiandola.
- La presenza di tessuto tiroideo
residuo di certe dimensioni non permette di evidenziare con la
scintigrafia total body eventuali metastasi e nemmeno di utilizzare
la tireoglobulina come marcatore tumorale.
- La presenza di tessuto tiroideo
impedisce di trattare il paziente con radioiodio.
- Riduce il rischio di recidiva
II) TERAPIA RADIOMETABOLICA
Il trattamento radiometabolico
con iodio 131 viene eseguito dopo l’intervento per l’ablazione
completa del residuo di tessuto tiroideo per evitare recidive e
permette l’individuazione di eventuali metastasi regionali o a
distanza. Viene eseguita solo in caso di carcinoma papillare o
follicolare con particolare istotipo e generalmente quando supera
il centimetro di diametro. Questo trattamento va fatto in condizione
di ipotiroidismo per cui il paziente deve sospendere la L-tiroxina
30 giorni prima. Fortunatamente i progressi in questo campo sono
sorprendenti infatti recentemente grazie all’uso del TSH umano
ricombinante è possibile eseguire
il trattamento con la dose di 100 mCi dopo somministrazione di rhTSH
senza sospendere la L-tiroxina.
III) TERAPIA TSH SOPPRESSIVA
LLa soppressione del TSH con L-Tiroxina
è un aspetto fondamentale del trattamento del carcinoma tiroideo
differenziato. Lo scopo è quello di tenere il TSH basso per evitare
stimoli sulla crescita di eventuali cellule residue senza peraltro
creare nel paziente una condizione di ipertiroidismo. Secondo le
linee guida dell’ American Thyroid Association il valore del TSH
andrebbe tenuto soppresso < 0.1 mU/L solo nei pazienti ad alto
rischio, mentre nei casi di carcinoma piccolo ben differenziato
il valore andrebbe mantenuto nel range basso della norma.
IV)
CHEMIOTERAPIA
La chemioterapia per il carcinoma
tiroideo è utilizzata solo in casi avanzati che non rispondono
più al trattamento radio metabolico o radioterapico. Il farmaco
utilizzato è la doxorubicina che, in base a recenti studi, agisce
più efficacemente dopo
stimolo con TSH Umano Ricombinante
FOLLOW
UP
Il follow-up del carcinoma
tiroideo differenziato comprende i controlli che verranno eseguiti
nel corso degli anni per verificare la completa guarigione della
malattia.Solo fino a pochi anni fa veniva
eseguita ogni anno circa a seconda dei casi, una scintigrafia total
body con iodio 131 con dosaggio di tireoglobulina in sospensione
di L-tiroxina. Oggi con l’introduzione del TSH umano ricombinante
non è più necessario provocare nella persona l’ipotiroidismo ottenendo
dei risultati sovrapponibili.
IL TEST CON TSH UMANO RICOMBINANTE
Il carcinoma tiroideo è la più
comune neoplasia maligna del sistema endocrino. Rappresenta il
5% circa dei noduli tiroidei. Decorre
spesso asintomatico e con funzionalità tiroidea normale fino a
stadi avanzati. Le forme differenziate generalmente hanno una lenta
crescita e una buona prognosi. Per questo motivo l’ecografia riveste
sempre più un ruolo chiave nella diagnostica tiroidea. Lo studio
citologico sul materiale prelevato con agoaspirato ecoguidato dal
o dai noduli riscontrati permette la distinzione tra forme benigne,
maligne o dubbie e da qui l’orientamento terapeutico mirato.
Il follow-up, dopo il trattamento chirurgico e radiometabolico
con iodio 131, ha lo scopo di verificare se il carcinoma è stato
eradicato o se persistono residui e metastasi. Per anni il protocollo
standard si è basato sulla misurazione della Tireoglobulina e scintigrafia
total body con iodio 131 in condizione di ipotiroidismo dopo sospensione
di tiroxina per un mese, da ripetere una volta all’anno per un
periodo variabile in base al grading.
La recente introduzione nella pratica clinica del TSH umano ricombinante
rhTSH (tireotropina alfa) rappresenta un notevole progresso perchè
evita al paziente il periodico ipotiroidismo e, nei casi a basso
rischio, anche la scintigrafia total body. Tale test, semplice e
privo di importanti effetti secondari è stato introdotto negli Stati
Uniti già dal 1998. Il rhTSH è in grado di promuovere la captazione
dello iodio e la sintesi di Tireoglobulina nei carcinomi tiroidei
differenziati in modo non significativamente diverso dall’ipotiroidismo.
Se il valore di tireoglobulina aumenta rispetto al basale dopo il
test, significa che persiste un residuo di tessuto tiroideo oppure
sono presenti metastasi loco-regionali o a distanza del carcinoma.
Ciò permette di selezionare i pazienti senza segni di malattia da
quelli che necessitano di ulteriore approfondimento con scintigrafia
total body ed eventuale nuova terapia radiometabolica con iodio 131.
CARCINOMA MIDOLLARE
Il carcinoma midollare origina
dalle cellule parafollicolari della tiroide che producono Calcitonina
e rappresenta circa il 10% dei carcinomi tiroidei. Può essere sporadico
(80%) o familiare (20%). La forma familiare colpisce generalmente
più ghiandole (surrene, paratiroidi) e è detta neoplasia endocrina
multipla MEN 2a e b, nel 10% invece è trasmessa come patologia
tiroidea isolata. La causa di questo particolare tipo
di carcinoma è una mutazione del proto-oncogene RET. La diagnosi si
basa sul dosaggio della Calcitonina che è prodotta dalle cellule
parafollicolari e del CEA. L’agoaspirato se non si avvale della
immunocitochimica per la calcitonina e cromogranina A, non sempre
è dirimente nella diagnosi.
TRATTAMENTO
CHIRURGICO:
L’andamento clinico e la sopravvivenza
dei pazienti con carcinoma midollare dipende dalla completezza
del trattamento chirurgico iniziale che prevede la tiroidectomia
totale e l’asportazione dei linfonodi della parte centrale del
collo. Si estende la linfoadenectomia qualora ci fossero altri
linfonodi evidenti.
FOLLOW UP
Si basa sul dosaggio di Calcitonina e CEA. Se i valori restano
bassi sia di base che dopo stimolo con pentagastrina si può pensare
ad una remissione della malattia. Se ci sono segni di progressione
di malattia vanno eseguiti esami strumentali come la 18-FDG-PET/TAC
per localizzare le metastasi.
Questo carcinoma metastatizza frequentemente oltre ai linfonodi
del collo, al fegato, polmoni e ossa.La terapia delle metastasi può
essere chirurgica radioterapica o chemioterapica. |